Il passo falso di Google?

Il problema è durato solo per poche ore, ma la mattina di lunedì 14 dicembre 2020 è stata una vera debacle per Google, nel momento in cui la maggior parte dei suoi servizi hanno smesso di funzionare mettendo in luce una fragilità che la maggior parte degli utenti riteneva impossibile e che invece qualche esperto del settore aveva pronosticato. Non c’è dubbio che questo sia stato uno smacco per il gigante californiano, in particolare perché avvenuto in tempi di lockdown, coinvolgendo non solo gli utenti privati, ma anche le aziende che ne usano i servizi e le scuole che hanno adottato Classroom per la didattica a distanza. I disservizi si sono manifestati in tutto il mondo ma la maggior parte delle segnalazioni sono arrivate dall’Europa per via del fuso orario. A testimonianza dell’accaduto ci sono le decine di migliaia di segnalazioni raccolte da Downdetector, il sito che monitora il funzionamento dei servizi online. Il problema ha colpito tutto l’ecosistema Google: dall’accesso al browser Chrome a YouTube, da GMail allo store Google Play, fino a riguardare funzioni più importanti come il cloud di Drive, le videochiamate di Meet e Adwords e Adsense (i servizi per la gestione della pubblicità online). Ironicamente, quello che è risultato un grosso problema per molte realtà che usano i servizi di Big G, si è anche trasformato nell’occasione per festeggiare la chiusura anticipata delle lezioni per gli studenti in DAD che si sono anche divertiti a creare screenshot e meme di scherno all’indirizzo di Google. Come spesso succede su Internet, a partire dai primi problemi, si è scatenato ogni genere di disinformazione con voci secondo cui il gigante californiano era crollato sotto i colpi di un massiccio attacco hacker. Google è corso subito ai ripari, pubblicando sui social che era a conoscenza del problema e che presto sarebbe arrivata la soluzione.

L’espansione incontrollata

La promessa effettivamente è stata mantenuta e nel giro di qualche ora i servizi sono stati ripristinati, ma questa situazione ha messo in evidenza la fragilità dell’attuale struttura di Internet. Le origini della “grande rete” o meglio di quella che nel 1969 era chiamata ARPANET, nascono da un progetto militare degli Stati Uniti che aveva lo scopo di creare un sistema capillare fatto di tanti piccoli nodi e servizi per collegare centri militari, istituzioni e Università con un sistema di comunicazione che, anche in caso di attacco (si era in piena Guerra Fredda), avrebbe continuato a funzionare anche con il “down” di alcuni nodi. La situazione è cambiata col tempo con l’immensa espansione di “Internet” che conosciamo tutti e l’arrivo di multinazionali in grado di gestire i così detti “big data”, centri che usano gigantesche server farm per raccogliere i dati e i servizi per milioni di utenti, accentrando la gestione della rete. Google è il più grande perché basa tutto il suo business sull’online, ma in questo settore è in buona compagnia. Tanto per citare alcuni dei nomi più famosi che fanno business con il cloud e non solo, troviamo Apple e Microsoft a cui si uniscono, (in questo caso anche con un interesse particolare per i dati degli utenti), Amazon e Facebook. Con quest’ultimo che, oltre a controllare l’omonimo social network, possiede anche Instagram e WhatsApp uno dei servizi di messaggistica più usati al mondo. Sono tutte realtà che riunisco in giganteschi sistemi buona parte del traffico di Internet. Su strutture centralizzate di questo genere un problema a una server farm si espande con semplicità ad altri servizi, non è un caso se Google, dopo l’accaduto, ha confermato che il problema non era legato a un massiccio attacco informatico ma a un “guasto” al sistema di archiviazione centrale che gestisce l’autenticazione ai suoi servizi che di fatto sono risultati inutilizzabili per qualche ora in quasi tutto il mondo.

Grossi guai in arrivo?

Il problema di Google ha fatto rumore per via del fatto che i suoi servizi “gratuiti” sono usati da milioni di persone, ma non è il primo dei giganti dell’Information Technology a cadere sotto i colpi di guasti tecnici che ne hanno bloccano il funzionamento. Il problema di lunedì 14 dicembre ha però messo in evidenza che i dati e le credenziali degli utenti sono gestiti da una piattaforma di autenticazione situata negli Stati Uniti. Sorge quindi spontanea una domanda: tutto questo è conforme con il regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD)? Perché se non lo fosse la situazione sarebbe grave, considerando poi che ha coinvolto anche la DAD di studenti minorenni. In Europa ci sono poi altri problemi in arrivo per le multinazionali dell’IT. Queste entità che vengono definite anche come LOP (Large Online Platforms) sono nel mirino della Commissione Europea che sta finalizzando le misure del Digital Services Act (DSA) e del Digital Markets Act (DMA) per limitare il potere di questi giganti con una serie di regolamenti pensati per favorire i diritti di cittadini, aziende e istituzioni rendendo i servizi per i mercati digitali più equi per tutte quelle realtà che altrimenti non potrebbero competere.

Piccole ma grandi

Come possiamo mettere la nostra azienda al sicuro da disservizi come quello accaduto a Google? La risposta è semplice, affidarsi a realtà organizzate e capillari in grado di gestire in tempi rapidi, 24 ore su 24, le problematiche che possono capitare. Aziende come Hypergrid sono la vera forza di Internet. Oltre a essere esperte in sicurezza informatica, forniscono servizi certificati e sicuri per aziende e pubbliche amministrazioni, come la gestione della posta elettronica con i servizi Secure Mail (una soluzione sicura ed efficiente che utilizza connessioni cifrate). O i servizi cloud professionali certificati da AGID (Agenzia per l’Italia digitale) come yCloud che beneficia delle competenze del team di esperti e degli altri servizi offerti dall’azienda. yCloud mette a disposizione spazio di archiviazione sicuro e, grazie alle alle più recenti tecnologie di virtualizzazione, è in grado di ospitare server virtuali configurabili per ogni esigenza aziendale. Infine per le connessioni sicure HyperVPN è la soluzione adatta per aziende e pubbliche amministrazioni.

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